Nel panorama del lavoro in Italia, si percepiscono segnali contrastanti che a volte sfuggono a chi osserva in fretta. A novembre, il tasso di disoccupazione ha toccato un livello minimo, fermandosi al 5,7%. Un miglioramento che però si accompagna a tensioni, visibili solo guardando i dati più da vicino. Anche tra i giovani si registra un calo, con il tasso giovanile sceso all’18,8% — un dato che nel nostro paese, con una storia complessa sull’ingresso dei giovani nel lavoro, pesa parecchio.
Ma non è tutta rosa e fiori. Nel mese di novembre, i posti di lavoro sono diminuiti di circa 34 mila unità, pari allo 0,1% in meno rispetto a ottobre. Così, il tasso di occupazione è calato al 62,6%. A soffrirne di più sono state le donne, chi ha contratti a termine e gli autonomi, e non manca chi ha superato i 50 anni ma anche giovani adulti. La distribuzione delle difficoltà è irregolare e mantiene sottoposte a stress le fasce più fragili.
Meno persone in cerca di lavoro, con un calo di 30 mila unità (-2%), fatta eccezione per i 25-34enni, nei quali la disoccupazione è leggermente aumentata. Nel contempo, gli inattivi sono cresciuti di 72 mila persone (+0,6%), alzando il tasso di inattività al 33,5%. Diciamo che questa crescita segnala una parte del paese che si allontana dal mercato del lavoro, un aspetto meno visibile nelle città dove le occasioni di lavoro sono più tangibili.
Le dinamiche annuali e trimestrali: una crescita rallentata ma ancora positiva
Guardando ai dati su base annua, la situazione è più confortante. Rispetto a novembre dell’anno prima, gli occupati sono aumentati di 179 mila persone, mentre i disoccupati si sono ridotti di 106 mila e gli inattivi sono diminuiti di 35 mila. Segni chiari di progressi generali, ma che non cancellano i problemi mensili. Nel trimestre settembre-novembre, l’occupazione è salita di 66 mila unità, accompagnata da un calo dei disoccupati e quasi nessuna variazione negli inattivi rispetto al trimestre precedente. Insomma, il mercato si sta assestando.

Il calo mensile, che colpisce in particolare le donne e chi ha contratti temporanei, lascia intendere l’influsso di fattori ciclici oltre a criticità strutturali. Alcune zone urbane — penso a Milano e al suo hinterland — mostrano questa tendenza in maniera più evidente, mentre altrove si percepisce meno. Chi guarda solo i numeri aggregati rischia di perdere di vista questa complessità, che emerge solo con un’analisi attenta.
L’Italia nel contesto europeo e le sfide per le politiche del lavoro
Nel confronto con l’area euro e l’Unione europea, il nostro paese segna passi avanti, pur restando sopra la media per disoccupazione. Il miglioramento storico dei dati nazionali porta l’Italia più vicina a livelli sostenibili, però l’aumento di chi resta inattivo rimane un problema serio. Una grande fetta di popolazione che non cerca lavoro né è occupata pone dei dubbi sulle politiche attive e l’inclusione sociale.
Il motivo è semplice: il rischio di esclusione economica colpisce categorie ampie della popolazione, con conseguenze sulla coesione sociale e il ritmo di crescita. E poi, la scarsa performance mensile di categorie come donne, giovani e lavoratori autonomi con contratti fragili indica la necessità di interventi mirati. In un mercato che vuole stabilizzarsi, non si può abbassare la guardia su queste realtà. La battaglia quotidiana per un lavoro stabile si vive da Nord a Sud, e qui le sfide restano dure, ecco tutto.
