Negli ultimi tempi, gli aumenti repentini e costanti dei materiali da costruzione stanno mettendo a dura prova il settore delle opere pubbliche in Italia. Prezzi che cambiano di continuo creano problemi non solo alle amministrazioni pubbliche, ma anche alle imprese che si trovano a partecipare alle gare d’appalto. Per far fronte a questa situazione, negli ultimi anni sono intervenute diverse modifiche normative, con l’obiettivo di fornire una gestione più stabile e chiara dei costi. Un primo tentativo concreto è stato il meccanismo di adeguamento prezzi, nato con il Decreto Aiuti (D.L. 50/2022). Da allora, sono arrivate ulteriori norme che hanno rafforzato questa strategia, mirando a garantire liquidità e prevedibilità quando i lavori sono in corso. Oggi, nel 2026, il sistema è arricchito da nuove disposizioni, con un’applicazione più strutturata e strumenti di monitoraggio più efficaci. Per chi lavora negli appalti, una definizione precisa e aggiornata del computo metrico è un vero punto di forza: aiuta a evitare contenziosi e perdite che, credetemi, possono essere davvero pesanti nei cantieri.
Le novità principali introdotte dalla legge di bilancio 2026
Basta guardare ai numeri per capire: negli ultimi anni il costo delle materie prime e dei materiali tecnici è schizzato alle stelle, mettendo sotto pressione tutto il settore. La Legge di Bilancio 2026, a questo punto, ha deciso di intervenire stanziando fondi importanti, soprattutto per i progetti ancora non coperti dal nuovo Codice Appalti 2023.

Una svolta significativa riguarda il Decreto Aiuti, che è passato da provvedimento temporaneo a norma permanente. Che vuol dire? Per i contratti con offerte presentate fino al 30 giugno 2023, si può applicare l’adeguamento dei prezzi fino alla fine dei lavori, senza limiti di tempo. Gli Stati di Avanzamento Lavori (SAL) si aggiornano così con i prezzari regionali più recenti – anche quando il contratto originale prevede clausole più rigide. La copertura dei rincari materiali? Si parla di una quota riconosciuta quasi totale: 90% per le gare fatte prima del 31 dicembre 2021, l’80% per quelle dal 2022 fino a metà 2023. Il fine è semplice: mantenere i cantieri in attività, senza che manchino i soldi – problema non da poco. Non solo teoria: la gestione delle risorse da parte delle stazioni appaltanti prevede l’uso di fondi messi da parte per emergenze, ribassi d’asta o stanziamenti annuali. Se le disponibilità scendono troppo, si interviene con procedure di ripristino. Insomma, bene saperlo perché aiuta a capire come si cerca la stabilità finanziaria negli anni di esecuzione del lavoro.
Prezzario nazionale, osservatorio e casi particolari
C’è chi se lo chiedeva, ed ecco la risposta: la Legge di Bilancio 2026 introduce un prezzario nazionale dei lavori pubblici, da ufficializzare entro il 29 giugno. Lo scopo? Più trasparenza e un coordinamento migliore tra le stazioni appaltanti, senza sostituire i prezzari regionali che restano il riferimento principale per gli appalti. In pratica, questo nuovo strumento sarà il punto di partenza per capire le differenze tra territori e caratteristiche specifiche delle opere. Se una Regione o una stazione appaltante sceglie di usare un prezzario diverso da quello nazionale, deve spiegare bene perché, evitando così disparità e aumentando il controllo. A supporto di tutto questo è nato l’Osservatorio sperimentale per il monitoraggio dei prezzari, che raccoglie dati di mercato, aggiorna annualmente le tariffe e verifica l’applicazione soprattutto per i lavori sopra i 100 milioni di euro. E, su richiesta, dà anche pareri non vincolanti sui progetti finanziati con soldi pubblici o europei. Interessante la misura pensata per grandi operatori come Ferrovie dello Stato e ANAS: nei contratti in corso affidati a contraenti generali, è previsto un aumento forfettario del 20% per lavori eseguiti dal 2022 fino all’adozione dei nuovi prezzari. L’adeguamento potrà arrivare a un massimo del 35% da quest’anno fino alla fine delle opere – fatto salvo il PNRR e le opere cofinanziate. Da notare che gli adeguamenti considerano anche eventuali compensi aggiuntivi già presenti nei contratti stessi, un dettaglio spesso trascurato.
Compensazioni, adeguamenti e revisione prezzi: cosa cambia concretamente
La gestione dei soldi nei cantieri pubblici è un equilibrio delicato, fatto di flessibilità e rigore insieme. Fino all’entrata in vigore del Decreto Aiuti, le imprese chiedevano la compensazione per gli aumenti imprevisti con procedure formali che coinvolgevano le stazioni appaltanti e, in certi casi, il Ministero delle Infrastrutture. Oggi, grazie a norme più evolute e all’uso dei prezzari aggiornati come punto di riferimento, gli Stati di Avanzamento Lavori si aggiornano più in fretta, persino scavalcando clausole contrattuali originarie troppo rigide. Da segnalare: questa pratica è diversa dalla revisione prezzi prevista dal nuovo Codice Appalti. Mentre la revisione riguarda i prezzi e compensi per lavori da eseguire, l’adeguamento dei SAL copre lavori già fatti in condizioni cambiate. Negli anni, si sono aggiunti strumenti come il Fondo per la prosecuzione delle opere pubbliche, pensato per dare liquidità ai cantieri più complessi. Un punto da non trascurare: ora è possibile inserire clausole automatiche di revisione prezzi nei contratti, così da affrontare rincari senza cambiare i patti originali. Ecco perché aggiornare rapidamente e con precisione i prezzari regionali diventa una questione concreta: senza dati affidabili, ogni meccanismo di adeguamento rischia di rimanere sulla carta. Il risultato? Rispettare le condizioni fra le righe della legge serve a far scattare gli strumenti di revisione e a bilanciare interesse pubblico e sostenibilità economica delle imprese coinvolte.
In poche parole, la risposta normativa al caro materiali nel campo delle opere pubbliche si sta facendo più precisa e integrata. Le stazioni appaltanti e le imprese nowadays si trovano a maneggiare una serie di regole aggiornate, richiedendo una gestione dettagliata e puntuale dei costi, con prezzari sempre ben mantenuti. Curare la definizione e la revisione dei computi metrici resta così – ecco perché – uno dei passi essenziali per evitare intoppi, ridurre contenziosi, e soprattutto garantire la sostenibilità economica di progetti tanto complessi in un momento economico tutt’altro che semplice.
