Nel nostro organismo, il potassio gioca un ruolo che spesso passa inosservato, ma senza di lui niente funzionerebbe come dovrebbe. È infatti il principale catione intracellulare, e – insieme al sodio – regola l’equilibrio dei liquidi e dei minerali nel corpo. La relazione tra potassio e sodio? Fondamentale per controllare il volume dei fluidi, sangue compreso, oltre che per fare in modo che nervi, muscoli e organi vitali lavorino a dovere.
Ora, la differenza di concentrazione tra potassio dentro le cellule e sodio fuori crea un gradiente elettrochimico essenziale per molte funzioni quotidiane: pensiamo a come viaggiano gli impulsi nervosi o a cosa accade quando il cuore batte. I reni, poi, si affidano a questo sistema per espellere il sale superfluo, aiutando così a mantenere l’organismo in buona salute.
Il potassio arriva soprattutto dalla dieta, assorbito maggiormente nell’intestino tenue, mentre il corpo regola la sua eliminazione – in gran parte per via renale – in base a quanto ne ingeriamo. Uno scenario complicato: perché i livelli di potassio nel sangue non dicono tutto, dato che la maggior parte del minerale sta dentro le cellule. Manca potassio? La pressione arteriosa può salire, la risposta al sale peggiora e possono venir fuori problemi come calcoli renali o disturbi nel metabolismo delle ossa.
Un dato interessante è che questa carenza si vede spesso quando si mangia poca frutta, verdura o legumi, cioè alimenti che naturalmente abbondano di potassio. Aumentarne il consumo aiuta il cuore e porta benefici grazie alle fibre e ad altri nutrienti fondamentali. Chi vive in città – magari nel Nord Italia – può notare come la qualità della dieta incida davvero sui livelli di questo minerale essenziale.
Come il potassio lavora nel nostro organismo e perché è così importante
Il potassio regola il volume dei liquidi dentro le cellule, mentre il sodio fa lo stesso fuori: insomma un gioco di equilibri. Nel corpo adulto, la maggior parte del potassio si trova all’interno delle cellule, e solo una piccola parte nei liquidi corporei esterni. L’effetto? Un gradiente elettrochimico che la pompa sodio-potassio (Na+/K+-ATPasi) mantiene attivamente.

Una macchina perfetta, che regola funzioni vitali come il tono cellulare, la trasmissione degli impulsi nervosi e la contrazione muscolare – cuore incluso – oltre alla gestione renale del potassio. L’assorbimento avviene soprattutto nell’intestino tenue, attraverso un processo di diffusione passiva. Quando tutto funziona, il corpo mantiene stabile la concentrazione del minerale dentro e fuori le cellule.
Soprattutto con le urine si elimina la maggior parte del potassio, ma un po’ se ne perde anche con le feci e il sudore. Durante l’inverno, la sudorazione cala e cambia anche la composizione minerale, dettaglio non da poco. I reni modulano l’espulsione del potassio in base ai livelli e a quanto ne assumiamo ogni giorno, ma a volte malattie o farmaci possono disturbare questo equilibrio.
I valori ematici di potassio stanno sempre sotto stretto controllo e rientrano in un range ristretto, però non sempre riflettono fedelmente le riserve nei tessuti. Ecco perché, per valutare davvero uno squilibrio, serve un occhio clinico più ampio, che consideri anche perdite intestinali, funzione renale e terapie in corso.
Perché aumentare il potassio attraverso la dieta è spesso la scelta migliore
Potassio? Lo troviamo in una grande varietà di cibi, sia vegetali che animali. Frutta, verdura, legumi, patate, latte, yogurt, carne e pesce: tutti buoni esempi. Seguire una dieta varia con questi alimenti aiuta a mantenere i livelli di potassio, ma senza dimenticare il valore aggiunto di fiber e altri minerali.
Molti integratori offrono potassio in forme diverse, come cloruro, citrato o bicarbonato, però spesso in dosi piuttosto limitate che hanno un impatto minimo sull’apporto totale. Studi che hanno analizzato campioni alimentari italiani mostrano spesso un consumo medio inferiore a quello raccomandato; perciò, insomma, la strada migliore resta sempre una buona alimentazione.
Sostituti del sale? Li conosciamo tutti. Spesso contengono cloruro di potassio invece del normale cloruro di sodio e possono fornire molto potassio in poco spazio. Ma occhio: non sono adatti a chi ha problemi ai reni o assume medicinali che modificano i livelli di potassio nel sangue. In queste situazioni, meglio parlarne col medico prima di usare questi prodotti.
Una mancanza di potassio aumenta il rischio di ipertensione, perché il minerale regola l’eliminazione del sodio e favorisce la dilatazione dei vasi, elementi chiave per tenere sotto controllo la pressione. Molte ricerche indicano che un adeguato apporto aiuta soprattutto chi soffre di pressione alta. Mancandolo, si perde anche più calcio con le urine, e questo fa salire il rischio di calcoli renali e mette a rischio la salute delle ossa.
Ma non finisce qui. Il potassio influenza anche il metabolismo osseo e il controllo della glicemia. Quantità basse possono peggiorare la tolleranza al glucosio e associarsi a rischi maggiori di alterazioni metaboliche. Diciamo che avere un livello bilanciato, dentro una dieta varia e completa, fa davvero la differenza.
Potassio e salute vanno a braccetto: nervi, muscoli, cuore, reni, tutto dipende da lui. Aumentare l’assunzione con frutta, verdura, legumi, patate e latticini resta quindi la scelta più sicura e duratura. Integratori e sostituti del sale? Utile in certi casi, ma sempre sotto attenta supervisione medica, non si scherza.
