Ogni volta che si ferma un’auto per fare carburante, dietro al bancone del distributore non trovi solo una persona che fa il suo lavoro: il benzinaio è molto di più. Si tratta di un punto di riferimento diretto per migliaia – spesso milioni – di automobilisti. E il suo impegno supera la semplice distribuzione del carburante. Va detto che esistono due tipi di benzinaio che spesso si confondono: il dipendente e il proprietario. Le differenze, però, non stanno solo nel modo in cui mettono in tasca i soldi, ma soprattutto nelle responsabilità che affrontano giorno dopo giorno per tenere in piedi la stazione di servizio.
Spesso chi si ferma a fare il pieno guarda solo a quanto è rapido e cortese il servizio, senza immaginare il valore reale del mestiere dietro quel bancone. Il fatto che un benzinaio sia dipendente o proprietario cambia molto: incide sugli stipendi, sui margini e sulle strategie per far quadrare i conti in un settore non semplice. Un dato che chi non frequenta assiduamente le pompe, diciamo, non contempla.
Quanto guadagna un benzinaio dipendente: basi e progressione
Il primo passo per chi si avvicina a questo lavoro come dipendente è spesso un salario piuttosto contenuto. Nella fase iniziale, chiamata formazione, si apprende tutto quello che serve per gestire il rifornimento – e si parte da circa 870 euro al mese. Svolgere l’attività, assistere i clienti e mantenere la sicurezza sono attività che richiedono attenzione costante e affidabilità. Il compenso potrebbe sembrare lontano dalle responsabilità vere, ma non è così semplice.

Dando tempo al tempo, con l’esperienza e un po’ di pratica, si può salire di livello. Chi assume anche compiti più strutturati, come gestire turni complicati o coordinare altri colleghi, arriva spesso a guadagnare più di 1.570 euro mensili. Serve però anche disponibilità ad accettare orari non comodi – sere, notti o festivi – e a occuparsi di attività aggiuntive che molte stazioni ormai integrano.
La vita da benzinaio non è monotona, specie nelle aree più trafficate, sia in città che lungo le vie principali: la clientela cambia in fretta, e la routine non esiste. Chi abita lontano da questi posti probabilmente non si immagina la fatica che c’è dietro. Ecco, quella dinamicità è ciò che dà valore al mestiere.
I guadagni del benzinaio proprietario: margini, costi e responsabilità
C’è chi invece possiede un distributore: in quel caso, il quadro economico cambia del tutto e non ci sono cifre fisse da poter mettere in tasca a priori. Quello che conta sono vari fattori, soprattutto quanto carburante e prodotti in più si riescono a vendere in un certo periodo.
Un dettaglio non da poco riguarda i costi di partenza: il carburante va comprato in anticipo e il prezzo non è mai uguale, perché si lega a riferimenti specifici come i Platts, valori di mercato internazionali usati nelle raffinerie per fissare i costi. A loro si aggiungono poi le tasse, come accise e IVA, che rappresentano circa il 30% del prezzo finale al cliente. Tutti questi elementi determinano il prezzo praticato – e, per forza di cose, incidono sui margini.
Di solito, chi gestisce il distributore si prende un margine netto intorno al 10% del prezzo di vendita. Prendiamo un pieno da 50 euro: il guadagno diretto è circa 5 euro, niente di spettacolare. Il trucco è vendere molto, perché il profitto si fa sul volume, più che sui singoli litri. Insomma: occorre attirare clienti fissi e saper amministrare la stazione con metodo. Chi sa come gira il settore, lo conferma: posizione strategica e gestione efficiente sono la chiave.
In più, amministrare una stazione significa equilibrare bene costi, vendite e anche offerte extra – c’è chi punta su bar, shop o lavaggi per diversificare gli introiti. Serve una certa elasticità e attenzione, specie visto il settore imprevedibile e regolamentato. Chi resta fermo vede andare via la redditività, parola.
