Quanto guadagna un benzinaio: opportunità e vantaggi di questa professione nel 2026

Quanto guadagna un benzinaio: opportunità e vantaggi di questa professione nel 2026

Franco Vallesi

Gennaio 22, 2026

Ogni volta che si ferma un’auto per fare carburante, dietro al bancone del distributore non trovi solo una persona che fa il suo lavoro: il benzinaio è molto di più. Si tratta di un punto di riferimento diretto per migliaia – spesso milioni – di automobilisti. E il suo impegno supera la semplice distribuzione del carburante. Va detto che esistono due tipi di benzinaio che spesso si confondono: il dipendente e il proprietario. Le differenze, però, non stanno solo nel modo in cui mettono in tasca i soldi, ma soprattutto nelle responsabilità che affrontano giorno dopo giorno per tenere in piedi la stazione di servizio.

Spesso chi si ferma a fare il pieno guarda solo a quanto è rapido e cortese il servizio, senza immaginare il valore reale del mestiere dietro quel bancone. Il fatto che un benzinaio sia dipendente o proprietario cambia molto: incide sugli stipendi, sui margini e sulle strategie per far quadrare i conti in un settore non semplice. Un dato che chi non frequenta assiduamente le pompe, diciamo, non contempla.

Quanto guadagna un benzinaio dipendente: basi e progressione

Il primo passo per chi si avvicina a questo lavoro come dipendente è spesso un salario piuttosto contenuto. Nella fase iniziale, chiamata formazione, si apprende tutto quello che serve per gestire il rifornimento – e si parte da circa 870 euro al mese. Svolgere l’attività, assistere i clienti e mantenere la sicurezza sono attività che richiedono attenzione costante e affidabilità. Il compenso potrebbe sembrare lontano dalle responsabilità vere, ma non è così semplice.

Quanto guadagna un benzinaio: opportunità e vantaggi di questa professione nel 2026
Un mano stringe diverse banconote da 10 e 50 euro, emblema dei guadagni e delle opportunità in diversi settori lavorativi. – bisso.it

Dando tempo al tempo, con l’esperienza e un po’ di pratica, si può salire di livello. Chi assume anche compiti più strutturati, come gestire turni complicati o coordinare altri colleghi, arriva spesso a guadagnare più di 1.570 euro mensili. Serve però anche disponibilità ad accettare orari non comodi – sere, notti o festivi – e a occuparsi di attività aggiuntive che molte stazioni ormai integrano.

La vita da benzinaio non è monotona, specie nelle aree più trafficate, sia in città che lungo le vie principali: la clientela cambia in fretta, e la routine non esiste. Chi abita lontano da questi posti probabilmente non si immagina la fatica che c’è dietro. Ecco, quella dinamicità è ciò che dà valore al mestiere.

I guadagni del benzinaio proprietario: margini, costi e responsabilità

C’è chi invece possiede un distributore: in quel caso, il quadro economico cambia del tutto e non ci sono cifre fisse da poter mettere in tasca a priori. Quello che conta sono vari fattori, soprattutto quanto carburante e prodotti in più si riescono a vendere in un certo periodo.

Un dettaglio non da poco riguarda i costi di partenza: il carburante va comprato in anticipo e il prezzo non è mai uguale, perché si lega a riferimenti specifici come i Platts, valori di mercato internazionali usati nelle raffinerie per fissare i costi. A loro si aggiungono poi le tasse, come accise e IVA, che rappresentano circa il 30% del prezzo finale al cliente. Tutti questi elementi determinano il prezzo praticato – e, per forza di cose, incidono sui margini.

Di solito, chi gestisce il distributore si prende un margine netto intorno al 10% del prezzo di vendita. Prendiamo un pieno da 50 euro: il guadagno diretto è circa 5 euro, niente di spettacolare. Il trucco è vendere molto, perché il profitto si fa sul volume, più che sui singoli litri. Insomma: occorre attirare clienti fissi e saper amministrare la stazione con metodo. Chi sa come gira il settore, lo conferma: posizione strategica e gestione efficiente sono la chiave.

In più, amministrare una stazione significa equilibrare bene costi, vendite e anche offerte extra – c’è chi punta su bar, shop o lavaggi per diversificare gli introiti. Serve una certa elasticità e attenzione, specie visto il settore imprevedibile e regolamentato. Chi resta fermo vede andare via la redditività, parola.

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