Accordo Italia-Svizzera sui frontalieri: novità sul lavoro da remoto e permessi lungo il confine

Accordo Italia-Svizzera sui frontalieri: novità sul lavoro da remoto e permessi lungo il confine

Franco Vallesi

Gennaio 23, 2026

Ogni giorno, migliaia di persone attraversano il confine tra Italia e Svizzera, spesso trovandosi davanti a code interminabili e ritardi inattesi. Da qualche tempo, però, è stata presa una decisione che ha modificato profondamente le condizioni di lavoro per questi frontalieri: una parte consistente delle loro attività ora si può svolgere da remoto senza perdere lo status di frontaliero. Dopo un intenso scambio tra Roma e Berna, si è deciso di aggiornare l’accordo, tenendo conto di un mercato del lavoro sempre più agile, in cui il telelavoro gioca un ruolo di primo piano.

Adesso i lavoratori transfrontalieri possono lavorare da casa – nel loro Paese – fino a un massimo del 25% delle ore settimanali. Prima, invece, era necessario rientrare ogni giorno in Svizzera per l’intera giornata lavorativa. Un cambio importante che influenza in modo concreto la routine nelle zone di confine, come il Canton Ticino o le province italiane vicine. Ecco perché la novità è stata accolta con favore: maggiore flessibilità, senza complicazioni fiscali o contributive per chi mantiene il diritto di frontaliero.

Le novità nel dettaglio sull’attività in telelavoro

Con il nuovo protocollo tra Italia e Svizzera, cambia la definizione di “lavoratore frontaliero”. Ora il telelavoro è consentito fino al 25% delle ore settimanali. Prima, invece, si poteva lavorare da remoto fuori dai confini solo per un massimo di 45 giorni all’anno; per il resto, la presenza fisica nell’azienda elvetica era obbligatoria.

Accordo Italia-Svizzera sui frontalieri: novità sul lavoro da remoto e permessi lungo il confine
Un lavoratore al computer, immagine simbolica del lavoro da remoto che riduce le traversate giornaliere del confine italo-svizzero. – bisso.it

Il lavoro svolto da casa viene considerato formalmente svolto nel Paese del datore di lavoro. Cosa vuol dire? Che fiscalmente si continua a tassare in Svizzera quei giorni lavorativi, evitando così problemi di doppia imposizione. Una precisazione – ecco – che mostra la cura con cui entrambi i paesi hanno calibrato questo aggiornamento, cercando un equilibrio tra le esigenze di chi lavora e degli Stati coinvolti, senza penalizzare nessuno.

D’inverno, poi – quando il traffico si fa spesso un incubo e il maltempo non aiuta – si capisce meglio come l’accordo consideri il benessere pratico dei frontalieri. E la norma vale anche per chi era sotto il regime transitorio del vecchio accordo, estendendo così la misura a tutte le categorie riconosciute.

Impatto pratico e tempistiche di applicazione

Le nuove regole sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2024, anche se la ratifica ufficiale è arrivata solo da poco. Quindi, chi ha già iniziato a lavorare da remoto nel 2024, lo fa senza rischiare problemi legali o incertezze. Restano però da completare alcune formalità: l’entrata definitiva dipende dallo scambio di notifiche tra Italia e Svizzera, a indicare che ogni paese ha sbrigato le proprie procedure interne.

Prima ancora della firma, la legge di bilancio italiana per il 2025 aveva già fatto passi in questa direzione, segno che, negli ultimi tempi, c’è stata una crescente attenzione al tema. Lo status di frontaliero rimane intatto anche quando si lavora da casa. Insomma, non si rischiano variazioni fiscali o contributive in quei giorni.

Il vantaggio concreto riguarda soprattutto chi abita vicino al confine, spesso costretto a sopportare disagi legati al pendolarismo e a spese di trasporto non indifferenti. Allo stesso tempo, questa soluzione tiene insieme i due sistemi fiscali diversi, senza appesantire la gestione delle regole tributarie. In diverse città del Nord Italia e della Svizzera, questa evoluzione viene vista come un segnale positivo: gli accordi bilaterali possono adattarsi alle esigenze di tutti, senza dover rivoluzionare tutto.

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