Nel 2026 le donne guidano l’agricoltura: da loro dipende il futuro del cibo sulle tavole di tutti

Nel 2026 le donne guidano l’agricoltura: da loro dipende il futuro del cibo sulle tavole di tutti

Franco Vallesi

Gennaio 26, 2026

Nei territori rurali di molti paesi, il lavoro femminile rappresenta una base insostituibile per garantire la produzione alimentare. Circa la metà del cibo che arriviamo a tavola a livello globale, e persino l’80% in alcune aree di Africa, Asia e America Latina, deriva proprio dalla loro dedizione quotidiana. Il fatto sorprendente? Spesso questo impegno resta nell’ombra, sottovalutato o invisibile. L’accesso agli elementi chiave come la terra, il capitale e la formazione continua a essere distribuito in modo poco equo, rallentando sia lo sviluppo professionale sia il potenziale economico di intere regioni. Così nasce l’Anno Internazionale della Donna Agricoltrice nel 2026, con l’obiettivo di portare questo divario sotto i riflettori, per cercare di dare slancio anche all’economia locale e migliorare la sicurezza alimentare di milioni di persone in tutto il mondo.

Basta guardare alle comunità rurali per capire il ruolo chiave delle donne, quando lavorano con gli strumenti giusti: migliorano la disponibilità di cibo e la sua qualità sul mercato. Ma non solo. Contribuiscono al benessere delle comunità rurali e, se vogliamo, anche alla rigenerazione degli ecosistemi – un legame stretto tra emancipazione femminile in agricoltura e sviluppo sostenibile che rimane però poco percepito nelle città. Le donne sono presenti praticamente in ogni tappa della filiera alimentare: dalla semina, passando per la trasformazione, fino alla distribuzione. Sembra un dato scontato, eppure il riconoscimento reale latita. Circa il 40% della forza lavoro nel settore agroalimentare è donna – quasi una parità numerica con gli uomini –, eppure molte di loro si trovano a fare i conti con lavori precari e meno protezioni rispetto ai colleghi maschi.

Le sfide del lavoro femminile in agricoltura e l’impatto della crisi climatica

Le difficoltà che le donne affrontano nel cercare di mettere le mani su terra, fondi e tecnologia diventano ancora più evidenti se si guarda all’impatto dei cambiamenti climatici e dei conflitti. Queste situazioni aumentano un fardello spesso nascosto: il lavoro non pagato che grava quasi interamente sulle loro spalle. In effetti, si può dire che siano degli autentici “ammortizzatori sociali” per famiglie e comunità. Durante ondate di calore o periodi di siccità, per esempio, gli uomini spesso tagliano ore lavorative, mentre le donne mantengono o incrementano l’impegno – lo attestano diverse ricerche in paesi africani. Un fatto poco noto, ma dal significato preciso: le disuguaglianze di genere nel settore agricolo vanno analizzate anche a partire da qui.

Nel 2026 le donne guidano l’agricoltura: da loro dipende il futuro del cibo sulle tavole di tutti
Nel 2026 le donne guidano l’agricoltura: da loro dipende il futuro del cibo sulle tavole di tutti – bisso.it

Le ragioni? Presenti in più ambiti e strettamente connesse tra loro. La scarsità di risorse idriche impone a donne e ragazze viaggi più lunghi per recuperare acqua, consumando tempo che farebbe comodo a tutti. E poi c’è il tema della migrazione maschile, spinta spesso dagli stessi cambiamenti climatici, che lascia alle donne responsabilità tradizionalmente maschili come la manutenzione di attrezzi e la gestione dell’irrigazione. Aggiungiamo il carico di cura, cresciuto soprattutto per effetto di malattie ambientali, ricadente sproporzionatamente sulle loro spalle. Se a tutto ciò si somma la difficile accessibilità alla tecnologia – elemento che dovrebbe alleggerire queste incombenze –, adattarsi agli scossoni del clima diventa molto più faticoso rispetto a quanto accade agli uomini.

Cosa succede in Europa e in Italia: un bilancio tra progressi e disuguaglianze

Nel contesto europeo, e in particolare in Italia, la situazione si presenta abbastanza complessa. Il 42% della forza lavoro impegnata nella filiera agroalimentare è donna, con condizioni spesso migliori rispetto ai paesi in via di sviluppo. Ma le disuguaglianze restano tutt’altro che sparite. Diversamente da altre zone, in Europa le donne hanno quasi le stesse chances degli uomini di lavorare come dipendenti nei settori extra-agricoli della filiera. Però, la loro presenza nell’agricoltura primaria sta lentamente ma costantemente diminuendo – un segno di profondi cambiamenti nel sistema lavorativo agricolo.

Tra le donne italiane, si osserva un impegno domestico e di cura non retribuito più che doppio rispetto agli uomini, un divario più accentuato rispetto a realtà come Svezia o Norvegia. Sul fronte dei diritti sulla terra, la normativa locale offre tutele apprezzabili sulla proprietà e sull’eredità, anche se non al livello di altri Paesi europei più avanzati. L’accesso a internet e alle tecnologie mobili è quasi in parità, ma il peso delle responsabilità familiari resta un ostacolo per molte, limitando opportunità di crescita e imprenditorialità in agricoltura.

A livello mondiale, ridurre le diseguaglianze di genere nel lavoro e nell’istruzione potrebbe diminuire l’insicurezza alimentare di oltre metà del valore attuale. Sono strategie che valorizzano l’empowerment femminile – e generano anche un aumento significativo del reddito per milioni di persone – rinforzando così la capacità delle comunità di reagire alle sfide ambientali ed economiche. Non è una questione da prendere sotto gamba: riguarda tutti, dalle zone rurali ai grandi centri urbani, con conseguenze tangibili nella vita di molte famiglie.

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