L’esposizione al biossido di azoto dei fornelli a gas supera i limiti consigliati: come difendersi efficacemente

L’esposizione al biossido di azoto dei fornelli a gas supera i limiti consigliati: come difendersi efficacemente

Franco Vallesi

Gennaio 28, 2026

Non tutti si fermano a pensare che l’aria dentro casa possa non essere sempre pulita. Tra le fonti meno evidenti ma che pesano parecchio sulla qualità dell’aria domestica, troviamo i fornelli a gas. Una presenza molto comune nelle cucine italiane, eppure capace di alzare in modo consistente l’inquinamento interno. Insomma, un elemento che si somma a quello esterno senza farsi vedere troppo. Dietro il gesto semplice della preparazione dei pasti, c’è un fenomeno che merita attenzione perché riguarda la salute di chi sta in casa.

Il punto è che le città italiane portano già – con traffico e smog – una quota non da poco di biossido di azoto (NO2) dentro le abitazioni. Quando poi si unisce a questo le emissioni generate dalla combustione del gas, le concentrazioni possono superare i valori ritenuti sicuri per chi resta esposto a lungo. Chi abita in spazi piccoli oppure cucina spesso, si trova insomma a convivere con un rischio invisibile ma reale, un elemento dell’aria che magari si sottovaluta, ma che impatta sulla qualità della vita quotidiana.

Il ruolo dei fornelli a gas nell’inquinamento domestico

Secondo un’indagine su milioni di case, usare fornelli a gas o a propano fa salire di molto i livelli di biossido di azoto negli ambienti domestici. Nelle famiglie che cucinano a gas i valori medi di NO2 sono quasi doppi rispetto a chi utilizza fornelli elettrici. Per capirci: si parla di circa 10,1 parti per miliardo (ppbv), ben oltre la soglia di sicurezza suggerita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, fissata attorno a 5,2 ppbv per esposizioni prolungate.

L’esposizione al biossido di azoto dei fornelli a gas supera i limiti consigliati: come difendersi efficacemente
L’esposizione al biossido di azoto dei fornelli a gas supera i limiti consigliati: come difendersi efficacemente – bisso.it

Circa un quarto di questo inquinante proviene direttamente dalla combustione in cucina, mentre il resto arriva dall’aria esterna – spesso inquinata da traffico, industrie e altre fonti urbane. Il problema cresce soprattutto d’inverno, quando le finestre restano chiuse più a lungo e la ventilazione naturale si riduce, intrappolando dentro casa questi gas nocivi. Chi cucina tanto, o vive in ambienti più stretti, può vedere i livelli raddoppiati rispetto alla media, aumentando così il rischio di superare i limiti considerati accettabili.

Curioso notare come chi utilizza fornelli elettrici sia esposto quasi esclusivamente all’inquinamento che entra dall’esterno, senza quel contributo interno dovuto alla combustione. Nei contesti urbani, dove la concentrazione di NO2 esterno è spesso alta, questa differenza pesa parecchio. Non è raro che chi abita in città affollate e poco ventilate non si accorga di questo accumulo – invisibile ma presente. Ecco perché vale la pena riflettere su come si respira in casa ogni giorno.

I rischi per la salute legati al biossido di azoto interno

Il biossido di azoto è un inquinante conosciuto per mettere a dura prova i polmoni. Esporsi ogni giorno a livelli elevati può aggravare malattie respiratorie come l’asma – soprattutto nei bambini – e aumentare la probabilità di sviluppare patologie croniche tipo la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). Le infezioni respiratorie, poi, diventano più frequenti con concentrazioni alte di NO2, rendendo più fragili anziani e chi soffre già di problemi respiratori.

Da qualche anno, si sa che stare a lungo in ambienti chiusi con alto biossido di azoto può mettere a rischio anche lo sviluppo fetale, oltre a influire sul sistema cardiovascolare. Insomma, più di un motivo per non dare per scontato che l’aria in casa sia buona per definizione. La combustione del gas domestico può far salire i valori di NO2 fino al doppio, raggiungendo livelli comparabili a quelli prodotti da tutte le fonti esterne messe insieme.

Nei Paesi con standard ambientalmente severi se ne parla di più, ma qui persiste una certa indifferenza. Tenere la qualità dell’aria interna sotto controllo dovrebbe essere un obiettivo quotidiano per la salute pubblica, spingendo a ripensare non solo le abitudini in casa, ma anche le norme che ne regolano i dispositivi. Chi abita nelle grandi città italiane, specie al Nord, farebbe bene a rifletterci con attenzione.

Strategie per ridurre l’esposizione al biossido di azoto in casa

Si può agire con poche mosse semplici per abbassare la presenza di NO2 dentro casa. La soluzione più radicale? Passare da fornelli a gas a quelli elettrici o a induzione: nessuna emissione, aria più pulita. Ma anche senza cambiare cucina, basta qualche accorgimento per limitare il problema.

Per cominciare, usare sempre la cappa aspirante mentre si cucina – meglio se con scarico esterno, visto che quelle a ricircolo catturano meno le sostanze dannose. Arieggiare bene e frequentemente gli ambienti, aprendo le finestre durante la cottura e subito dopo, aiuta a disperdere il biossido di azoto accumulato, abbassandone la concentrazione nell’aria respirata. In più, quando si può, sarebbe bene ridurre i tempi di cottura: meno tempo a gas acceso = meno inquinanti prodotti.

Al Nord Italia, nelle zone più fredde, queste abitudini si sono fatte strada negli ultimi anni, soprattutto in inverno quando si tende a tenere le finestre chiuse per non perdere calore. Tenere d’occhio l’evoluzione di tecnologie e normative – e vedere come cambierà la qualità dell’aria in casa – sarà interessante. Per chi vive in città affollate, insomma, capire come gestire al meglio gli spazi domestici e le proprie routine è una piccola sfida quotidiana da non sottovalutare.

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