In tante case si tende a prendere antinfiammatori comuni come ibuprofene o diclofenac senza pensarci troppo, soprattutto quando i dolori o i mal di testa si fanno frequenti. Ma pochi sanno davvero quale effetto questi medicinali possono avere sulla pressione arteriosa. Se li si usa per molto tempo o si hanno alcune condizioni di salute, ecco che le cose cambiano. Chi convive con l’ipertensione, ad esempio, spesso ignora un problema che invece può influire molto sulla gestione quotidiana della malattia. Medicinali del genere, presi senza guida, possono alterare i valori pressori – lo notano dottori e farmacisti quasi ogni giorno.
Gli antinfiammatori non steroidei, o FANS, vengono usati per dolori diversi: febbre, muscoli indolenziti, e altro ancora. Sono facili da trovare, si comprano spesso senza ricetta e così si tende a far da sé. Non sempre però si pensa ai rischi indiretti di un uso frequente o prolungato. Questi farmaci vanno oltre il semplice sollievo: modificano meccanismi delicati, tipo quelli che regolano i liquidi nel corpo e la funzionalità renale – elementi chiave per tenere sotto controllo la pressione sanguigna. Quindi, sapere che possono far salire la pressione, anche di poco, diventa un dettaglio non da poco, soprattutto per chi è più esposto.
Impatto dei FANS sulla pressione e la funzione renale
Il vero motivo per cui gli antinfiammatori incidono sulla pressione arteriosa? Semplice: influenzano il bilancio di acqua e sale nel corpo. La ritenzione di sodio e liquidi aumenta, così pure il volume del sangue in circolo, facendo salire i valori pressori. Non tutti se ne accorgono subito, ma chi ha già tendenza all’ipertensione o fattori di rischio cardiovascolare li sente bene questi effetti. Nelle grandi città, ad esempio, dove lo stress è di casa, il problema può aggravarsi parecchio.

Un altro punto spesso sottovalutato riguarda la funzione renale. I reni devono mantenere stabile la pressione usando il corretto equilibrio elettrolitico e il controllo del flusso sanguigno. Se l’uso dei FANS dura troppo, la loro efficacia a svolgere questo ruolo si riduce, creando problemi soprattutto negli anziani o in chi ha malattie preesistenti del cuore e dei reni. La pressione allora diventa difficile da gestire e gli sforzi medici aumentano.
I FANS poi possono interagire con i farmaci per l’ipertensione, riducendone l’effetto e complicando ulteriormente la situazione. Per chi segue terapie antipertensive, è bene fare attenzione e, quando servono cicli prolungati di antinfiammatori, consultare sempre il medico. Non serve allarmarsi, ma anche un piccolo aumento della pressione può pesare su chi ha già problemi.
Chi deve fare attenzione e quali opzioni valutare
Se si soffre di ipertensione, l’assunzione di FANS va controllata con attenzione, perché anche un lieve aumento della pressione può alterare un equilibrio spesso fragile. Gli anziani, in particolare, devono essere più prudenti: con gli anni, i reni lavorano meno e la ritenzione idrica cresce, amplificando il rischio di effetti collaterali. Chi ha malattie cardiovascolari pregresse, come insufficienza cardiaca o precedenti ischemici, deve evitare rischi inutili, perché i FANS provocano uno sforzo in più per il cuore e per i vasi sanguigni.
Altro gruppo a rischio: chi ha problemi renali, glicemia alta o prende molti farmaci insieme, situazioni che possono complicare le interazioni e mettere sotto pressione i reni. Qui, insomma, l’automedicazione non è mai la migliore idea, specie se si parla di periodi lunghi. Parlarne con dottori o farmacisti resta la scelta più saggia, anche quando si parla di medicinali da banco. La consapevolezza aiuta a evitare complicazioni che altrimenti potrebbero arrivare all’improvviso.
Non tutti i FANS sono uguali sul fronte pressione. Ad esempio, l’ibuprofene tende più spesso a far lievitare i valori, soprattutto se preso in dosi alte o per tempi lunghi. Il naprossene ha un impatto leggermente minore sull’apparato cardiovascolare, mentre il diclofenac si posiziona – diciamo – tra i più ‘pericolosi’ per chi ha fattori di rischio accesi. Ci sono poi i farmaci più di nicchia, come gli inibitori selettivi della COX-2, ideati per ridurre i problemi allo stomaco ma che alla fine possono pur sempre influire sul sistema cardiocircolatorio.
Chi deve prendere un antinfiammatorio a lungo o soffre di dolori frequenti spesso trova nel paracetamolo una scelta più ‘leggera’ per la pressione, purché stia attento a non sforare le dosi. Altrimenti, si può puntare su preparati topici – gel o creme – che agiscono localmente e limitano il passaggio nel circolo sanguigno, o su rimedi non farmacologici come fisioterapia, impacchi caldi o esercizi mirati. Soluzioni più integrate, insomma, per chi vuole evitare rischi inutili senza rinunciare a un po’ di sollievo.
Conoscere la propria condizione e capire bene le caratteristiche di ogni farmaco aiuta a prendere decisioni più informate e tranquille. E parlare col medico resta sempre la strada giusta, per valutare alternative e studiare la miglior strategia terapeutica. Soprattutto in situazioni delicate come l’ipertensione, dai piccoli dettagli può dipendere molto, anche la qualità della vita e la prevenzione di problemi più seri.
