Febbraio avanza e l’orto fa il suo senza fermarsi un attimo. Anche se il freddo si fa sentire, è il momento ideale per darsi da fare con il terreno e preparare le colture che accompagneranno, nei mesi a venire, tutta la stagione. Cambia un po’ il modo di lavorare: tra preparazione e prime seminature sotto copertura, si richiede molta precisione per assicurare piante sane e produttive. Nord e Sud dell’Italia? Ogni zona ha i suoi tempi, dettati dal clima, e quindi occhio a osservare bene le condizioni locali, perché non si può fare proprio tutto uguale.
Preparare il terreno per una stagione di successi
Iniziare bene significa liberare il terreno da erbacce e residui delle colture scorse: togliere tutto aiuta a evitare malattie e rende più facile lavorare la terra. È una fase che ogni buon ortolano si segna, perché mette la base per accogliere nuove piantine. Dopo la pulizia, via alla vangatura: serve ad arieggiare il terreno, migliorare la struttura e – cosa non da poco – favorire lo sviluppo delle radici e l’assorbimento di acqua e nutrienti. Non solo: aiuta pure a interrare sostanze organiche che finiscono per arricchire il suolo. Rigoroso, ma ne vale la pena.

Con il terreno smosso, si passa alla concimazione. Un mix di compost maturo o sostanze organiche è l’ideale, perché rilascia i nutrienti pian pianino, mantenendo la fertilità per tutta la crescita. Nessuna fretta: la distribuzione deve essere uniforme, così la terra sostiene bene ortaggi robusti e in salute. I più pratici lo sanno: chi coltiva in città o magari si avvicina ora all’orto spesso sottovaluta questa fase, ma insomma, non si può saltare.
E non va scordato di dare un’occhiata alle piante rimaste – una specie di controllo preventivo, giusto per scoprire eventuali parassiti o malattie appena si affacciano. Trattamenti naturali, soprattutto biologici, aiutano a tenere tutto sotto controllo, specie con il caldo che piano piano aumenta: le nuove piantine, in fondo, diventano più vulnerabili. Vale la pena starci su.
Semine e trapianti: cosa scegliere in base al clima
Se febbraio fa sentire il suo gelo, l’orto non si lascia fermare. La cosiddetta coltura protetta aiuta ad anticipare molte manovre, tenendo semi e piantine al riparo dal freddo eccessivo. Ma nelle zone più fredde, il trucco è questo: aspettare che la terra si riscaldi sopra i 10-15°C e non seminare quando la temperatura scende sotto i 5°C, altrimenti la germinazione è un rischio inutile.
Tra le colture a semina diretta in campo ci sono aglio, cipolla, scalogno e i legumi come piselli e fave. Anche verdure a foglia come spinaci, bietole e cicoria resistono senza troppi problemi alle basse temperature e vanno bene in questa fase. Un dettaglio spesso trascurato? L’uso del tessuto non tessuto: aiuta la germinazione e protegge dal gelo, però va gestito con cura per garantire una buona aerazione sotto il telo.
Nei climi più miti, o sotto coperture riscaldate, febbraio si presta bene alla semina di ortaggi più delicati: basilico, pomodori, melanzane, peperoni, lattughe e sedano – per citarne alcuni. Poi, con la bella stagione, toccherà trapiantarli all’aperto. Chi ha esperienza, sa che la scelta fra semine dirette e colture protette cambia parecchio tra Nord e Sud Italia – un dettaglio non da poco, che si impara sul campo, tenendo conto di microclimi e previsioni, ecco perché.
Raccolte resistenti: cosa è già pronto a febbraio
Per chi coltiva in zone con un clima più dolce ci sono già cose pronte da raccogliere a febbraio. I cavoli – cavolfiore, cavolo nero, cavolo verza e cavolo cappuccio – sono ben noti per la loro resistenza al freddo, senza perdere sapore e consistenza. Anche le biete e gli spinaci sono scelte valide in questo periodo, offrendo un raccolto precoce e nutriente.
Se si vuole qualcosa di veloce, ravanelli e radicchio fanno proprio al caso: seminati in semenzaio o sotto protezione, si raccolgono in poche settimane. Il vantaggio? Sfruttare la terra ancora fresca, senza forzature che potrebbero danni alle piantine. Chi coltiva regolarmente lo sa: saper calibrare bene il momento della raccolta aiuta a ottenere raccolti continui e non tutti insieme, una strategia vincente.
Monitora i ritmi della crescita con costanza, perché non serve solo per la resa. Aiuta pure a evitare malattie e invasioni di parassiti, tenendo un equilibrio naturale – e duraturo – nell’orto. Non è un caso se i contadini più esperti si ritrovano spesso a dire che osservare l’evoluzione è la migliore arma per ottenere risultati soddisfacenti stagione dopo stagione.
